In che modo comprendendo la realtà della coscienza possiamo facilmente rispondere a ogni perché
Restando nell’ambito della comune modalità di affrontare le questioni – sia a livello individuale sia a livello di un più ampio respiro sociale – siamo abituati ad assistere a un esame talora molto dettagliato degli eventi. Ma un tale esame, per quanto possa essere anche molto brillante, resta quasi sempre a livello delle dinamiche grossolane della realtà esaminata e ci lascia non solo incapaci di trovare una soluzione, ma persino di trovare un “perché” soddisfacente.
Esamineremo qui come Maharishi abbia affrontato alcuni dei “perché” che gli sono stati rivolti. E alcune sue riflessioni a riguardo ci illuminano su una modalità nuova di affrontare qualsiasi aspetto della vita, che, cogliendone l’essenza più onnicomprensiva, riesce a dare piena soddisfazione a qualsiasi domanda.
La sorgente dei problemi sta nella debolezza e la debolezza è la conseguenza della perdita della propria natura cosmica, del contatto con la coscienza autoreferenziale.
Conferenza stampa del 24 luglio 2002. Domanda: Maharishi, tu hai attribuito grande merito alla Tradizione Vedica indiana per la sua capacità di creare pace e prosperità nel mondo. Potresti allora per favore spiegare perché oggi l’India non sembra godere diffusamente di pace e prosperità? Perché la conoscenza Vedica non ha ancora creato un’India più pacifica?
Risposta di Maharishi: Perché gli indiani si sono allontanati dal proprio retaggio culturale.
In India non si eseguono più procedure Vediche per l’armonizzazione della vita. La dominazione straniera ha causato la distruzione, ma questa distruzione è stata a sua volta causata dagli indiani stessi, che non hanno seguito la via regale delle procedure Vediche.
Non c’è modo di nascondersi da questa realtà. Solo in assenza della luce l’oscurità può prevalere. E se l’India è in una situazione di debolezza, è solo perché non ha acquisito forza. E tutta la forza è presente nel campo trascendentale di ogni persona, che sia indiana, americana, cinese o di qualsiasi altra nazionalità.
Jīvo-brahmaiva nāparaḥ, questo dice il Veda – ogni individuo possiede un potenziale cosmico. Ma se uno non lo sviluppa, che sia indiano o chiunque altro, rimane nell’ignoranza e l’ignoranza lo spinge a compiere azioni sbagliate, questa, quella, o quell’altra.
Quindi siccome l’India è diventata debole, ciò non significa che il Veda non sia potente. Coloro che sanno cos’è il Veda, sanno che il Veda è il campo della pura conoscenza e la pura conoscenza è la natura della propria coscienza trascendentale.
Chiunque pratichi la Meditazione Trascendentale ne fa esperienza e ne trae beneficio: pensieri positivi, pensieri sereni, una vita felice. Se non la si pratica, allora è semplicemente perché non la si pratica. Tutto qui. Che si tratti di un indiano o di chiunque altro.
C’è un proverbio: il sapore del budino si scopre solo mangiandolo. Se non mangi il budino, non ne conosci il sapore. Il sapore del budino si scopre solo mangiandolo. Se non accendi la tua lampada, rimani nell’oscurità. Potresti essere un uomo molto saggio, e qualcuno potrebbe dirti: “Sei così saggio, come mai ti rompi la testa e le ginocchia nel buio?” Perché ti rompi le ginocchia e la testa nel buio? Perché non hai acceso la lampada. Potresti essere un uomo molto saggio, ma non hai acceso la lampada. Tutto qui.
L’India è stata governata da potenze straniere proprio perché si è allontanata dal potere onnipotente di Dio. Se ne è allontanata. Se ne è allontanata. Ogni essere umano è espressione di tutte le leggi della natura, che chiamiamo grazia di Dio o volontà di Dio. E se non si ha questa consapevolezza, qualunque sia la ragione, si potrebbe dire: “Sono arrivati questi stranieri e poi altri stranieri”, ma questi stranieri sono venuti e hanno vinto perché il paese era debole. E il paese era debole perché non si prendeva cura della propria forza interiore. Quindi è rimasto debole.
Se le radici non sono ben sviluppate, qualsiasi lieve brezza farà cadere l’albero. L’India è stata governata per tanti secoli da potenze straniere, perché l’India è diventata debole. Ha perso il filo. Ha perso i Brahma Sutra. Ha perso gli Yoga Sutra. Ha perso i Bhakti Sutra. Tutta la conoscenza è lì, ma l’hanno persa. E sono diventati deboli. Chi può aiutarli?
Quando arriva la luce, l’oscurità non può rimanere
Se un individuo riesce a stabilire permanentemente la sua consapevolezza in contatto con quel campo puro (di coscienza), allora i problemi svaniscono. È una cosa molto semplice. Quando arriva la luce, dov’è l’oscurità?
Conferenza stampa del 15 marzo 2006 – Quando arriva la luce, l’oscurità non può rimanere. Quando la coscienza nazionale sarà coerente, i pensieri conflittuali, i problemi, le difficoltà, le malattie e tutto ciò che è contrario alla vita scompariranno. La vita risplenderà al suo stesso livello: la coscienza di beatitudine.
Conferenza stampa del 19 gennaio 2005 – Il valore immanifesto è la base di tutte le manifestazioni. Quindi, per afferrare tutta la creatività dell’universo, dovete aprire la vostra consapevolezza al campo immanifesto, che è il valore di base dell’intero universo.
E prestare attenzione alla base significa occuparsi delle radici dell’universo, portare la creatività dell’universo alla vostra consapevolezza, il che significa avere nella vostra consapevolezza un vivo potenziale creativo infinito, un potere evolutivo infinito. Ma se la vostra attenzione non va lì, ne rimarrete senza. Questo è tutto! È una semplice questione di attenzione, di attenzione, di attenzione. In questo caso è la mente che scandaglia quell’area, arrivando al trascendente.
Non è a livello della mera comprensione intellettuale, ma a livello dell’essere, “essere” è la parola che lo fa emergere nella sua realtà al campo dell’intelletto, da lì alla mente, da lì ai sensi, da lì al comportamento, da lì all’ambiente. È una situazione ordinata in modo molto sequenziale. Quindi innaffiamo la radice per godere del frutto. Se vogliamo tutto ciò che è buono nella vita, andiamo alla base della vita, il livello trascendentale.
Conferenza stampa del 25 settembre 2002 – La nostra professione è la prevenzione. Suoniamo sempre la campana della prevenzione. E pensiamo che la virtù, come dice il proverbio, “La virtù trionfa”. [c’è un’espressione sanscrita, Satyameva jayate, “Solo la verità trionfa”].
Sentiamo di essere a un livello virtuoso e non c’è dubbio che la virtù prevarrà sulla terra. E queste piccole cose, qua e là, spariranno da sole, per le loro stesse reazioni; si ritireranno dalla vita.
Quindi non perdiamo tempo in critiche verbali o altro. Crediamo nel valore dell’accendere la lampada e non pensiamo che sia utile combattere l’oscurità.
Combattere la negatività non è nel nostro manuale d’azione. Non fa parte dele regole del nostro comportamento. Nel nostro manuale di comportamento la cosa da fare è creare armonia, creare individui privi di stress, creare una vita individuale, sociale, nazionale, mondiale priva di problemi, e così via.
Il nostro appello alla stampa in ogni parte del mondo è di dedicarsi di più alla promozione della positività, e non tanto alle notizie di distruzione, perché eccitano la gente, ma non in direzione del bene.
Andiamo al valore basilare della vita, la causa di tutte le cause
Conferenza di Maharishi dell’8 agosto 1972 – Poiché sappiamo che è questa la struttura della vita, che illimitato e limiti coesistono già. La linfa e la foglia e questo e questo, il fiore, tutte queste varie differenti cose altro non sono che l’espressione della stessa linfa. Quindi l’uno si è espresso nella forma dei molti. E quando vogliamo nutrire il campo dei molti, operiamo da quel livello della linfa. Annaffiamo la radice e il nutrimento arriva – qui e qui, e qui, ovunque. Andiamo al valore basilare della vita, dov’è la linfa, dov’è la radice. E il valore dell’andare là è che mediate un’unica operazione, semplicemente annaffiando la radice, porteremo nutrimento all’intero l’albero. Ecco perché cerchiamo di trovare la radice.
Quindi vogliamo prestare attenzione alla causa. La radice è la causa di tutta la pianta. Pertanto curiamo la causa e prendendoci cura di una cosa soltanto – la causa – tutti gli effetti ne vengono arricchiti. Quel campo del puro Essere, la coscienza trascendentale, è la causa di tutte le cause, il valore immanifesto della vita presente ovunque, all’interno e all’esterno di ogni cosa. Portiamo lì la nostra consapevolezza e da lì portiamo nutrimento a tutte le fasi dell’attività, della percezione, delle emozioni, di ogni cosa.
Chiamiamo tale conoscenza “conoscenza suprema”. La Scienza dell’Intelligenza Creativa è conoscenza suprema, proprio perché ci offre una procedura spontanea e naturale con la quale possiamo aprire la nostra consapevolezza alla causa di tutte le cause, al valore fondamentale della vita e da lì possiamo portare nutrimento a tutti gli aspetti della vita.
Ogni problema risiede nell’ignoranza, nella debolezza, qualunque sia il problema
Creare un uomo ideale per una società ideale – conferenza di Maharishi del 21 luglio 1972
La nostra esperienza è che se siamo al buio basta premere il pulsante e la luce arriva. Quando la luce c’è, l’oscurità non si trova, finché la luce non c’è, l’oscurità prevale; i problemi prevarranno sempre se manca la soluzione, e quando la soluzione c’è, tutti i problemi spariranno. Ogni problema risiede nell’ignoranza, nella debolezza, qualunque sia il problema, c’è della debolezza, debolezza della conoscenza, mancanza della conoscenza per gestire quell’area.
Ogni problema scompare con la conoscenza. La Scienza dell’Intelligenza Creativa porta la conoscenza del valore fondamentale della vita, che è intelligenza, e quindi serve per innaffiare la radice, serve per arricchire tutte le fasi della vita. Questo è un ruolo meraviglioso che stiamo svolgendo per il progresso della nostra civiltà.
La soluzione dei problemi – riflessione di Maharishi sull’inconcludente modalità odierna di approccio ai problemi:
Se non sappiamo che portare la luce è una soluzione a tutte le cause dell’oscurità, se non lo sappiamo, allora ha senso pensare a come sia arrivata l’oscurità. Bene! L’oscurità è arrivata perché la luce è stata ostacolata da lì, o l’oscurità è arrivata perché c’è questo muro e c’è questo soffitto. Fa’ a pezzi il muro, fa’ a pezzi il soffitto, fa’ a pezzi quest’altra cosa e ci sarà la luce. A quel punto non ci sarà più alcuna stanza, perché la causa dell’oscurità è questo muro e questo tetto; quindi, se non si elimina la causa, come si può eliminare l’effetto? L’oscurità è l’effetto, il muro e il tetto sono la causa, eliminiamo il muro, eliminiamo il tetto e non sarà più rimasta nessuna stanza, quindi non ci sarà più alcuna oscurità, né alcuna stanza…
Tutti questi sistemi per studiare il problema… quanti problemi esistono in ogni campo! Innumerevoli problemi: problemi di ecologia, problemi di economia, problemi di comportamento sociale, problemi di questo, problemi a casa, problemi di comportamento, innumerevoli problemi! Molto bene! Il modo per eliminare i problemi sarà istituire dei comitati per studiare il problema, in modo che stampino i loro risultati. Tutte queste persone molto molto sagge formano dei comitati e sono chiamate a studiare il problema, si siedono insieme, scrivono relazioni, l’opuscolo viene stampato, e viene archiviato in quel dipartimento, e inviato a tutti coloro che se ne occupano, lo leggono, o magari non lo leggono neppure. Ho avuto un incontro con un comitato per l’istruzione, per studiare i problemi dell’istruzione, e ho detto “Cosa ne pensate?”. Mi risposero: “Per circa sei mesi andremo qui e là e là e là e alla fine dei sei mesi scriveremo un rapporto, che sarà stampato in un opuscolo, che nessuno avrà il tempo di leggere”. Questo era il presidente della commissione per i problemi dell’istruzione. Egli disse: “In questi giorni non sappiamo cos’altro fare e pensiamo: questa potrebbe essere la causa, questa potrebbe essere la causa, questa potrebbe essere la causa”. Ho detto: “Non pensate che la causa principale sia la mancanza della conoscenza della vita?”
La verità di una situazione non è a livello grossolano della dualità
Conferenza del 22 dicembre 2004 – Il sapore del budino si scopre nel mangiarlo. Si impara a conoscerlo e poi lo si conosce. Questo è tutto. Senza conoscerlo, non si può, perché è una cosa priva di qualsiasi dualità. In quel campo non c’è chi sperimenta, non c’è chi sperimenta e non c’è un processo di sperimentazione. “È”, tutto qui. È. Senza esserlo, si potrebbe continuare a parlare di esso. Non è studiandolo a scuola, non è attraverso l’udito, non è attraverso nient’altro che l’Essere, perché “è” (perché esso esiste) al suo stesso livello, a nessun altro livello.
Ecco perché [è] trascendentale, ed ecco perché il significato della Meditazione Trascendentale: un processo che permette alla mente cosciente di scendere in sequenza e di arrivare a quel campo in cui l’individualità non ha più confini di spazio e di tempo. È senza limiti. Con l’essere così, allora uno sa: “Sì, sì, quello che stavo sentendo era una cosa giusta”. Senza esperienza, non c’è modo di sapere.
In conclusione: la natura di un evento o la soluzione di un problema si trovano dove la realtà è situata, a livello universale della coscienza. Al di fuori della sua vera natura un evento è destinato a rimanere privo di un soddisfacente collegamento con il suo ambiente, privo di vera sostanza
Conferenza del 29 marzo 1990 – la realtà è nei termini del campo unificato – la realtà dell’universo e dei Veda è la realtà del Sé. Jīvo brahmaiva nāparaḥ, Jīva, l’individuo è Brahman, non è separato, non è altro che totalità.
E ancora, dalla Bhagavad Gita, capitolo secondo, verso 53 – Dal centro della Realtà, l’intera circonferenza della vita, viene veduta come completamente armoniosa, poiché una volta trovato il centro, diviene chiaro che gli innumerevoli raggi convergono tutti dalla circonferenza in direzione di un unico punto. Se non si trova il centro, allora i vari raggi verranno considerati come separati l’uno dall’altro, senza alcun punto di incontro.
Senza stabilirsi a livello della coscienza autoreferenziale, persino la saggezza potrebbe confondere
Ancora dalla Bhagavad Gita, ancora dal capitolo secondo, verso 53: La saggezza vedica include varie espressioni della Realtà, sia visioni da differenti punti di vista, che insegnamenti di differenti scuole di pensiero. Queste molteplici teorie sono destinate a soddisfare i vari livelli della conoscenza umana, poiché lo scopo dei Veda è quello di illuminare individui di ogni tipo. Quando si osservano le differenti prospettive della Letteratura Vedica, si può rimanere confusi dalle diverse opinioni sul sentiero della realizzazione. Ma quando la mente giunge al samadhi, o coscienza trascendentale, allora si raggiunge la meta di ogni sentiero. Questo stato risoluto della mente nel conseguimento rimane totalmente chiaro, libero da ogni confusione nei confronti del sentiero che vi conduce.