Abitudini – scienza moderna e antica scienza vedica

Abitudini – scienza moderna e antica scienza vedica
Il crearsi di processi automatici di funzionamento del nostro cervello è ben noto alla scienza moderna; l’antica Scienza Vedica lo vede persino alla base dello sviluppo spirituale.

Il nostro cervello è alla costante ricerca di modi per risparmiare energia, per sgravare il carico delle risorse cognitive. Uno di questi è trasformare le attività in abitudini grazie alla costante ripetizione nel tempo. Anche un’azione complicata che richiede concentrazione, come guidare o portare a termine il proprio lavoro, diventa con il tempo un’abitudine senza sforzo, assume maggiore rilevanza il concetto di automaticità, le intenzioni perdono d’importanza, la nostra attenzione cosciente è richiesta sempre di meno.

Secondo uno studio condotto all’università di Duke il 45% dei nostri comportamenti è abitudinario. Ciò vuol dire che normalmente un’azione su due viene fatta senza pensarci.

Abitudini compulsive e funzionamento sano della corteccia prefrontale

Una ricerca condotta presso l’Università di California di San Diego e pubblicata nel 2016 dalla rivista Neuron dimostra che una ridotta attività dei neuroni della corteccia orbito-frontale è alla base del meccanismo con cui si formano le abitudini.

Circuiti cerebrali paralleli che mediano azioni mirate a uno scopo consapevole competono contro azioni abitudinarie per il controllo del comportamento. Droghe e disturbi neuropsichiatrici possono cambiare l’equilibrio tra azioni abitudinarie e azioni mirate a uno scopo consapevole.

Quindi, se da un lato il crearsi di abitudini è del tutto naturale e vantaggioso per una più efficace capacità di interazione con l’ambiente, in un cervello stressato può portare alla tendenza a creare circuiti comportamentali che sfuggono alla capacità decisionale indipendente della corteccia prefrontale che potrebbe suggerirci comportamenti più creativi o di un maggior contenuto morale.

Circuiti o attività consapevoli? Meglio l’integrazione cerebrale!

Per una vita migliore – di maggiore successo e più piena – la scelta non è tra un tipo o l’altro di modalità. Senz’altro un equilibrio risulterà più vantaggioso. Ma come fare per innescare ad ogni momento la giusta modalità?

L’esperienza del trascendere, che facciamo molte volte, durante ogni seduta della nostra pratica della Meditazione Trascendentale, produce in noi modelli di realtà nella direzione di una maggiore unità, coordinazione, integrazione, creatività, energia, armonia.

Il cervello e le sue interconnessioni strutturali si modificano durante il corso di tutta la nostra esistenza. La capacità del cervello di modificare la propria struttura in risposta all’esperienza prende il nome di neuroplasticità. Ogni cellula cerebrale ha la capacità di adattarsi, cambiare, ricollegarsi, istante per istante, continuamente. Nuovi modelli di funzionamento cerebrale si formano in una frazione di secondo. E se un certo modello viene ripetuto per un sufficiente numero di volte, si stabilizza un nuovo modello. Ciò sta alla base dell’apprendimento, e anche dell’illuminazione.

Grazie alla ripetuta esperienza del trascendere, le qualità del Campo Unificato di tutte le Leggi di Natura si stabilizzano in noi in termini di una maggiore integrazione – il cervello impara ad operare come un tutt’uno. Invece di una funzionalità limitata, che si occupa di volta in volta di singoli aspetti specifici, non sempre ben coordinati con l’ambiente e le circostanze, si instaura una modalità di funzionamento di carattere universale – il piccolo sé diviene il grande Sé. E ciò avviene grazie all’esposizione costante e regolare al campo trascendentale.

Per poter dapprima produrre e poi mantenere quel valore olistico della coscienza, occorre portare il funzionamento del sistema ad un livello specifico. Riduciamo l’attività mentale, dando così riposo all’intero sistema nervoso E facendo questo, giorno dopo giorno, mattina e sera, mattina e sera, il sistema si abitua.

Maharishi Mahesh Yogi, Sviluppo spirituale, 1974, Arosa, Svizzera

Trascendere, giorno dopo giorno, allena il cervello all’unità, mette in grado la nostra corteccia prefrontale di riconoscere più facilmente ciò che è evolutivo, crea modelli coerenti, olistici, unificati, che chiamiamo modelli Yoga e di conseguenza accresce il nostro potenziale mentale, accresce la nostra capacità di apprezzare l’ambiente e quindi di interagire con esso in modo più dinamico, più efficace, e anche più amorevole.

Aristotele affermava “Siamo quello che facciamo ripetutamente. L’eccellenza, quindi, non è un’azione ma un’abitudine”

La Letteratura Vedica afferma:

Sa tu dīrgha-kāla-nairantarya-satkārāsevito ḍṛiḍha-bhūmi

Lo Yoga diviene uno stato ben fondato, uno stato consolidato, quando è stato coltivato con deferenza e in modo ininterrotto per lungo tempo. – Yoga Sutra 1.4

E quando questo stato di intelligenza si stabilizza… la consapevolezza umana (che si trova a questo livello) può fare qualsiasi cosa, creare o trasformare qualsiasi cosa.